"he was young, handsome, a millionaire, and he'd just pulled off the perfect crime!"

giovedì 19 febbraio 2009

infinite quest

by miss dunaway


Ognuno di noi almeno una volta, oppure sistematicamente- non prendetela come una critica- ha lasciato a metà un libro troppo verboso, ha saltato a piè pari lunghi apparati di note, viste come acerrime nemiche della scorrevolezza di un buon romanzo, oppure parti consistenti- solitamente descrittive- o addirittura interi capitoli. Se per vostra disgrazia vorrete accingervi a leggere Infinite Jest, sappiate che dal momento in cui leggerete le prime righe non riuscirete più a far nulla di tutto ciò e un sottile e strisciante disagio si impossesserà di voi. Disagio che si tramuterà in vero panico quando vi accorgerete che non vorrete più ignorare con disinvoltura nemmeno una parola, persino nel bel mezzo di una disamina sulle tecniche di ottica avanzata o sui livelli di assuefazione di impronunciabili medicinali.
E quando vi sarà chiaro che il conglomerato mondo in cui Wallace vi ha catapultato vortica cieco e brulicante attorno alla Dipendenza come uno sciame di falene attorno a un riflettore su un campo da tennis a mezzanotte, guarderete il libro da 1,3 kg che vi portate nella borsa da quasi due settimane e capirete che Ci Siete Cascati (certo ai più svegli sarebbero bastate le prime avvisaglie di un fastidioso indolenzimento alla spalla).



Difficile non usare l'ironia nel parlare di questo romanzo davvero esilarante. Impossibile non usarla come nostra unica difesa, da indossare come un velo bianco davanti al volto che ci permetta di osservare e di muoverci tra le pagine senza che ciò che si agita tra le righe possa guardarci negli occhi e trascinarci nell'immensa desolazione in agguato dietro ogni risata.
Perché questo è un libro dolorosamente triste e consapevole, costantemente sull'orlo di un'implosione scongiurata quasi miracolosamente dall'irriverente, grottesco e necessario umorismo di Wallace, che proietta il suo scherzo infinito sullo sfondo di un'America ormai totalmente assoggettata alle regole della Pubblicità e dell'Intrattenimento, guidata da un presidente-ex cantante di cabaret ossessivo-compulsivo e maniaco dell'igiene, minacciata quotidianamente dal terrorismo separatista Québequiano che vorrebbe evitare al Canada la triste sorte di diventare l'enorme discarica della Nazione.
In questo futuro inquietantemente plausibile, si intrecciano innumerevoli vite scandite da eventi estremi, improbabili e a volte surreali, che hanno però tutti una cosa in comune: la Dipendenza.
Alcool, droghe, medicinali, perversioni sessuali, agonismo sfrenato, giochi pericolosi, deformità morbose s'insinuano, poi si sovrappongono e si accavallano sulla scena senza però riuscire a relegare sullo sfondo la dolorosa esistenza dei personaggi. Ed essa poco a poco prende la parola suggerendoci che, anche se non siamo in grado di identificarci con tutta quella devastazione, possiamo provare a sospendere il giudizio, almeno finché non ci renderemo conto che le nostre vite non sono poi così diverse da quelle sulla pagina e il distacco lascerà posto alla compassione.
E i nostri parametri per giudicare le scelte cambieranno, non saranno più né giuste né sbagliate, perché avremo capito che le azioni di ognuno tendono sempre allo stesso fine: l'infinita ricerca della Via di Fuga.
E chiudendo il libro dopo l'ultima pagina saremo tristi anche per noi stessi: un'altra strada è stata battuta e, come ogni altra, si è rivelata un vicolo cieco.

lunedì 16 febbraio 2009

follow the map

da sempre amo descrivere il suono dei mono come il suono del vento, così non mi stupisce che il nuovo album s'intitoli hymm to the immortal wind.
questa volta, dopo tanti anni, c'è anche un video che in 3minuti e 52secondi racchiude in sè l'essenza del giappone, della sua anima a proprio agio tra le foreste innevate cullata dalle rigorose melodie dei nostri. forse murakami direbbe che passiamo la vita a spalare la neve, semplicemente aspettando che finisca. nel frattempo ho trovato una risposta per tutti quelli che mi chiederanno del mio videoclip preferito. follow the map. non puoi sbagliare.



e vissero felici e contenti...

martedì 10 febbraio 2009

crown/punck


di punck su queste pagine si è accennato più volte, fino a quando alla luce del suo ultimo album, un cazzo di capolavoro, ho ritenuto opportuno scambiare due parole con questo artigiano malinconico e crepuscolare. l'eco della piallassa si è diffuso su tutto il globo e persino wire è voluto andare oltre il semplice commento inserendo un estratto di red desert chronicles sul tapper nr20. adriano sembra ossessionato dallo spettro del deserto rosso di antonioni e ne rivisita i luoghi le luci i rumori le ombre e gli spettri e consegna al mondo un mondo, un omaggio che sa di esorcismo. ragazzo confidati col vecchio crown. thomas crown. e non temere



carta d'identità:
adriano zanni 28-11-1964 In definitiva gli stessi anni di Deserto Rosso.

field recordings e scatti, suoni e immagini, quanto incide il fattore geografico sul tuo lavoro

Credo moltissimo, anche se non sempre consciamente.
Il luogo in cui sei nato e nel quale continui a vivere influenza per forza di cose quello che fai, non solo in campo artistico. Passare mattinate solitarie in piallassa o in spiaggia o lavorare dentro uno stabilimento petrolchimico influenzano per forza di cose quello che fai. Per il mio ultimo lavoro invece e’ stata una precisa e consapevole scelta dettata dall’esigenza di esternare questa sorta di appartenenza geografica.



il tuo appare come un progetto estremamente conscio, chi sono i maestri, i tuoi spiriti guida

Ci sarebbero moltissimi artisti da citare e la lista risulterebbe lunga e noiosa. Ne cito uno che mi affascina particolarmente per coerenza e per il suo percorso artistico. Partendo dalla seminale sperimentazione elettronica degli esordi con i Cabaret Voltaire, transitando per l’intransigenza del progetto Hafler Trio e finendo per approdare alla purezza del suono nudo e puro…direi….Chris Watson.
che tu sappia, chris watson è a conoscenza dell'esistenza di punck ?!
Sorrido…chissa’…mai dire mai…..piu’ seriamente
credo proprio di no.

quali sono gli ascolti che definiresti come i tuoi
"classici". l'evoluzione del tuo percorso di fruitore di suoni.

Sono nato con il punk e la new wave, il primo industrial…., gli eventi della vita e la mia innata curiosità mi hanno poi spinto ad esplorare quasi ogni genere di musica conosciuta. Passo senza problema alcuno dal pop più sbarazzino all’ermetismo piu’ ostico,e’ solo questione di umore e stato d’animo.



e quale la tua colonna sonora di culto

Anche qui evitando di stilare liste, non posso non citarne almeno 3.
Paris Texas di Ry Cooder
The Cook, the Thief, his Wife and her Lover di Michael Nyman
Twin Peaks di Angelo Badalamenti

anche se manca john carpenter non posso che complimentarmi per le tue scelte. a prima vista, credo anche di poter dire che l'ideale musicale di ry cooder e di badalamenti si adatterebbe perfettamente alla piallassa alla spiaggia e ad uno stabilimento petrolchimico. il tuo ambiente influenza anche i tuoi ascolti?! nelle visioni sei inconsciamente attratto da un immaginario riconducibile alla tua realtà di tutti i giorni?!

Che donandone!!! Difficile esplorare l’inconscio…spesso mi capita di sentirmi attratto da scenari ed immaginari apparentemente lontani e apparentemente molto diversi, poi pero’ vivendo la mia vita quotidiana, addentrandomi nei luoghi piu’ cari mi soffermo a pensare che fra la spiaggia deserta in una gelida mattina di gennaio e i deserti texani (temperatura a parte!!) non ci sia poi tutta questa differenza, Ravenna e’ fondamentalmente un paese di provincia non dissimile da Twin Peaks..poca gente, tutti conoscono tutti, tutti hanno potenzialmente qualcosa da nascondere…piccole storie di provincia….immaginari solo apparentemente lontani, in realta’ molto vicini. Osservando i lavoratori del petrolchimico sembra calarsi in un film di Ken Loach….insomma non so se tutto cio’ ricondotto alla tua domanda possa significare un si oppure
un no. Vedi un po’ tu!!!


è ormai tempo di scoprire il tuo punto di vista cinematografico

fra mille filmaker che potrei citare scelgo Mario Bava.
Un’artisa assoluto,un perdente autoironico, un genio.
Horror,Fantascienza,Western,Commedie,Poliziesco…..nel suo cinema c’e’ tutto
Cinema solo apparentemente povero.

ti riconosci nella trasversalità di bava ?!

Per alcuni aspetti forse un pochino sì. Lui spaziava fra i generi, io mi perdo fra suoni, fotografie e mille altre pratiche abbozzate. Forse pero’ la maggiore assonanza deriva dal non prendersi mai troppo sul serio, non credere fino in fondo nei propri mezzi…nel considerarsi fondamentalmente degli onesti artigiani.

se nel prossimo album volessi omaggiare bava (mario e non quello sciagurato del figlio) a cosa penseresti ?!

Difficile a dirsi…probabilmente cercherei di mescolare il senso di angoscia di Terrore nello spazio con i colori fottutamente pop di Diabolik, ma e’ piu’ facile a dirsi che a farsi.
sarebbe il capolavoro c'è poco da aggiungere e mi incuriosisce la tua idea di pop e colori applicata al tuo lavoro.



"red desert chronicles" ha collezionato recensioni entusiastiche in una escalation che ti ha portato a raggiungere l'ambitissimo tapper di wire. tutto questo come si traduce in termini di popolarità e vendite?! ( la risposta la conosco già ma sono sadico.)

Essere presente nel Tapper 20 di The Wire porta in effetti riscontri positivi, non certo in termini di vendite di un disco prodotto da un minuscola etichetta senza una reale ed ufficiale distribuzione, ma in termini di riscontri che se ne ricavano. Il tapper viene stampato in decine di migliaia di copie,gira, lo ascoltano in molti, passa sulle radio di mezzo mondo.. insomma fa piacere ricevere moltissimi apprezzamenti da chi ha ascoltato il tuo pezzo. E’ una piccola e’ importante soddisfazione personale, all’atto pratico non cambia nulla ma e’ piacevole.

la spinosa questione del download

La battaglia contro i mulini a vento. E’ una battaglia culturale più che pratica, direi etica.
Etica in un momento ed in un mondo dove l’etica e’ solo un vago e lontano ricordo, una battaglia persa in partenza, forse proprio per questo mi piace combatterla. Sarebbe bello poterne discutere con calma senza preconcetti, ma in fin dei conti credo che non importi quasi a nessuno. Ai piu’ interessa solo scroccare musica senza preoccuparsi di cosa ci puo’ essere dietro alla creazione e alla produzione di un disco e soprattutto a cosa puo’ portare tutto cio’.
Chiudiamo l’argomento citando la risposta che ha dato Giovanni Succi dei Bachi da Pietra alle domande postegli su un blog che conosci bene anche tu (Arkhamfiles)
“Chi mette la musica on-line dice che la musica deve essere di tutti, però qualcuno la fa, questa musica. Allora perché non se la fanno loro la musica e si ascoltano quella?”

da uomo calato nel territorio il tuo lavoro lascia intuire l'apprezzamento per le fragranze.
qual è il tuo rapporto con i sapori

Totale.
Il cibo e’ cultura, la stimolazione dei sensi e’ fondamentale. La curiosita’ che spinge al piacere della scoperta di sapori e odori nuovi e’ una componente importantissima della mia vita. Dovrebbe esserlo per chiunque.



in fondo non è questo il tuo modo di procedere anche nel tuo percorso di musica ambientale?!

Credo che la curiosità in generale sia l’ ingrediente fondamentale di ogni percorso artistico, tanto piu’ quando si cerca percorre strade ignote. Senza la curiosità di conoscere dove si puo’
ipoteticamente arrivare si perde l’aspetto piu’ bello del viaggio, senza curiosità non conviene nemmeno partire.

punck parteciperà al transmissions festival a ravenna.
presenterà i red desert chronicles subito prima del set di fennesz venerdì 27 marzo. nella stessa sera dj set a cura di black fanfare. raccomandato




per saperne di più:
http://www.punck.net
http://www.ctrlaltcanc.tk
http://auraldiary.splinder.com
http://www.virb.com/punck
http://www.myspace.com/punckism
http://fulminiesaette.splinder.com/


venerdì 6 febbraio 2009

howe gelb e il marketing sales

eravamo comodamente seduti sul divano davanti al camino.
sorseggiando l'ottimo sangiovese di casa san valentino, illuminati dal solo ardere delle braci.
i giant sand avevano da poco terminato il loro concerto e si era in pieno relax post partita.
howe è come inghiottito dai cuscini in pelle, e mi chiede un opinione sul concerto. per scambiare due battute

howe

inutile dire che è stato l'ennesimo capolavoro del corsaro dell'arizona e della sua ciurma ad assecondarne gli umori. la solita classe cristallina il solito vagare e divagare dalle radici fino a slanci imprevedibili.

e concludo dicendo: è il motivo per cui non venderai mai un milione di copie
howe si volta verso di me col solito sguardo, quello sguardo di chi vede cose che noi umani... col sopracciglio destro alzato, un po' tipo ancelotti, ad accentuarne l'aria profetica.
mi risponde: per vendere un milione di copie devo fare 50 dischi.
pausa
ma è esattamente quello che sto facendo.


henriette

e infatti, la sua discografia assume sempre più i contorni indecifrabili del suo autore, proporzioni degne di sun ra, tra uscite ufficiali parallele limited editions collaborazioni assortite, la serie down home e così via fino all'uscita numero 43: "provisional supplement". 12tracce, outtakes dell'ultimo album, e certamente da non trascurare. ne voglio segnalare almeno una, in duo con la splendida valchiria Henriette Sennenveldt "The New Romance of Falling” che da sola vale il prezzo del biglietto. al banchetto infatti era in vendita a soli 10euro (il cd non henriette, cosa avevate capito).

per saperne di più: owomrecords.com

martedì 3 febbraio 2009