"he was young, handsome, a millionaire, and he'd just pulled off the perfect crime!"

venerdì 25 dicembre 2009

rock is king



cinema abbandono vita arte poesia vita disperazione junkieness solitudine true love talento oregon nineties b-side sconfitta storia buon natale

martedì 24 novembre 2009

the hunter


thx to ele

lunedì 9 novembre 2009

la sfida


avrei voluto parlare del nemico pubblico. avrei voluto.
capolavoro formale. una bomba ad orologeria. non c'è altro da aggiungere. davvero
perchè avrei tanto voluto innamorarmi di john dillinger, ho anche dormito al congress hotel, ma non ha funzionato.
il cuore mi porta altrove

il vero hotel congress a tucson

le stanze sono l'esatta riproduzione di com'erano negli anni '30


perchè in fondo il cinema è john woo che torna in cina e ci regala red cliff, la battaglia dei tre regni in italia. in pochi minuti sei già nella cina del terzo secolo d.c. a difendere le terre del sud al fianco di zhou yu (immenso tony leung) liu bei, zhuge liang (takeshi kaneshiro, il nuovo chow yun fat ?!) e tutti gli altri. il nemico comune è cao cao.... e cazzo rimani inchiodato alla poltrona mentre la tua mente viaggia in mondi lontani il tuo cuore è sulle montagne russe e ti ritrovi a pregare perchè il vento cambi.

il buono

è vero che in asia è uscito in due parti per un totale di 280minuti contro i 150 dell'edizione occidentale e allora mi auguro che la versione dvd sia integrale perchè davvero ne voglio ancora.
è proprio questo che dovremmo chiedere al cinema. emozioni. commozioni cerebrali. e in cambio di tanta generosità si perdonano anche quei tagli che in fondo nulla tolgono al fascino di questa storia. film dell'anno. le battaglie e le coreografie sono reali. gli uomini in carne ed ossa. ma davvero non lo etichetterei come un film di guerra. parlerei più volentieri di epica e scomoderei sergio leone. non mi ricordo nemmeno uno dei fedelissimi di dillinger, mentre ho impressi nella memoria tutti i protagonisti di red cliff, il buono il brutto il cattivo il bello lo stratega la principessa il gattuso ... potrei argomentare e tirarla lunga. ma anche no

lo stratega

giovedì 5 novembre 2009

death marketing


trovare la fila per vedere parnassus è un vero spasso.
famiglie al gran completo con tanto di nonni e nipoti accorrono al nuovo film di terry gilliam.
miracoli della morte.
perchè nessuno sembra rendersi conto che si tratta proprio di un film di quel terry gilliam:

* Monty Python e il Sacro Graal (Monty Python and the Holy Grail) (1975) - co-diretto con Terry Jones
* I banditi del tempo (Time Bandits) (1981)
* Monty Python - Il senso della vita (The Meaning of Life) (1983) - co-diretto con Terry Jones
* Brazil (1985)
* Le avventure del Barone di Münchausen (The Adventures of Baron Munchausen) (1988)
* La leggenda del re pescatore (The Fisher King) (1991)
* L'esercito delle 12 scimmie (Twelve Monkeys) (1995)
* Paura e delirio a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas) (1998)
* I fratelli Grimm e l'incantevole strega (The Brothers Grimm) (2005)
* Tideland - Il mondo capovolto (Tideland) (2005)
* Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo (The Imaginarium of Doctor Parnassus) (2009)

insomma un visionario, un outsider , un tipo decisamente inaffidabile sempre in bilico tra gli altari e la polvere, uno sempre in guerra con le case di produzione che mal volentieri gli affidano budget importanti. avrete certamente presente lost in la mancha docufilm che racconta il diabolico susseguirsi di fallimenti ed eventi nefasti che gli impediranno di mettere in pellicola il don quixote di cervantes...



ma l'ignoranza fa miracoli, infatti per tutti è semplicemente il film con l'attore quello bello che è morto (heath ledger), per tutti è un film con quello morto, appunto, e johnny depp (jack sparrow, cazzo) e ancora colin farrel e jude law. quelli belli. ciliegina sulla torta c'è anche quel cantante (tom waits) che fa il diavolo, e last but not least il nano di austin power ...
ci sono tutti i presupposti per un blockbuster
strano davvero che non sia uscito a natale un film così_ pensano un po' tutti

i visi sconvolti all'intervallo sono uno spasso. valgono da soli il prezzo del biglietto
commenti surreali tanto che il buon terry si farebbe grasse risate
quasi come in un film di bunuel, con tutte quelle famigliole costrette in poltrona e subirsi la sua (di gilliam of course) drammatica visione del mondo. novello jodorowsly tra tarocchi e una feroce e dissacrante critica alla contemporaneità. uno che al posto dei crocifissi nelle scuole appenderebbe la carta dell'impiccato.



ed è grazie a tutte queste famigliole che gli garantiscono incassi insperati, che tornerà a giocarsi il malloppo ancora una volta contro i mulini a vento...

e noi facciamo il tifo per questo nonno tossico e new age.

giovedì 1 ottobre 2009

driving arizona

alamo rental car - phoenix, az

dopo 5 minuti siamo già al capolinea

down to tucson

around tucson

lunedì 24 agosto 2009

tenere presente

no, non sono tornato.

però rispolverando la riedizione (1999) di requiem for an almost lady (Originally released in 1971) di lee hazlewood a cura della smells like records di proprietà dei sonic youth mi sono imbattuto nelle illuminanti note del cowboy di svezia.



In retrospect... These songs were not written about or for one lady or two or even three... They are a composite of all my memories of ladies, since I became aware of memories and ladies... After breathig in and out for seven decades, (as i have), you start to believe you're wiser... You ain't You're just more cautious... But caution is an enemy that eats tears, and hurts, and disappointments, and laughter, and fun, and passion... All the good things that make memories... So i've tried to kill caution or at least keep it in my minds prison with no chance of parole... Here's to the ladies... Here's to the memories... And here's to the songs... Enjoy...

LH

giovedì 23 aprile 2009

v


sento il bisogno prepotente di isolarmi e rimettermi a studiare

martedì 21 aprile 2009

mercoledì 8 aprile 2009

fork in the road


ricordo il vecchio neil lottare fiero come un vecchio cowboy, nel bel mezzo di tempeste di feedback, fuzz e pallottole. lunghissimi duelli reiterati fino allo stordimento. quest'estate nell'arena di verona. ora ritorna con un nuovo album. un nuovo capolavoro di coerenza, dedizione e ispirazione. senza voto e senza stelline perchè non è davvero più possibile giudicare. i grandi vecchi sguazzano nel rock'n'roll e nella vita a bordo di una vecchia cadillac tirata a lucido o di una gran torino del 1972, regalandoci le ultime raccomandazioni. perfettamente consapevoli che non le terremo in nessun conto.



a real road movie. è salito in macchina e ce le ha cantate tutte. l'intera session la trovate nel suo garage. più qualche altra chicca nel dvd allegato nell'edizione speciale

lunedì 6 aprile 2009

the limits of control

l'autoradio suona dead man, o'malley al mio fianco sul sedile del passeggero. "lo sai che saremo nella colonna sonora del nuovo film di jim jarmusch ?!" no, non lo sapevo. forse avrei dovuto. e penso agli sleep in broken flowers "è venuto a sentirci a new york, è un figo. ci saremo noi, gli earth e i boris"

jim jarmusch incarna perfettamente la mia idea di cinema.
lo stesso sguardo che vorrei avere sulla vita.
nato ad akron il 22 gennaio 1953.


suonerete al party di presentazione ?!
"te li immagini i sunn a cannes )))?!"

martedì 31 marzo 2009

giovedì 19 febbraio 2009

infinite quest

by miss dunaway


Ognuno di noi almeno una volta, oppure sistematicamente- non prendetela come una critica- ha lasciato a metà un libro troppo verboso, ha saltato a piè pari lunghi apparati di note, viste come acerrime nemiche della scorrevolezza di un buon romanzo, oppure parti consistenti- solitamente descrittive- o addirittura interi capitoli. Se per vostra disgrazia vorrete accingervi a leggere Infinite Jest, sappiate che dal momento in cui leggerete le prime righe non riuscirete più a far nulla di tutto ciò e un sottile e strisciante disagio si impossesserà di voi. Disagio che si tramuterà in vero panico quando vi accorgerete che non vorrete più ignorare con disinvoltura nemmeno una parola, persino nel bel mezzo di una disamina sulle tecniche di ottica avanzata o sui livelli di assuefazione di impronunciabili medicinali.
E quando vi sarà chiaro che il conglomerato mondo in cui Wallace vi ha catapultato vortica cieco e brulicante attorno alla Dipendenza come uno sciame di falene attorno a un riflettore su un campo da tennis a mezzanotte, guarderete il libro da 1,3 kg che vi portate nella borsa da quasi due settimane e capirete che Ci Siete Cascati (certo ai più svegli sarebbero bastate le prime avvisaglie di un fastidioso indolenzimento alla spalla).



Difficile non usare l'ironia nel parlare di questo romanzo davvero esilarante. Impossibile non usarla come nostra unica difesa, da indossare come un velo bianco davanti al volto che ci permetta di osservare e di muoverci tra le pagine senza che ciò che si agita tra le righe possa guardarci negli occhi e trascinarci nell'immensa desolazione in agguato dietro ogni risata.
Perché questo è un libro dolorosamente triste e consapevole, costantemente sull'orlo di un'implosione scongiurata quasi miracolosamente dall'irriverente, grottesco e necessario umorismo di Wallace, che proietta il suo scherzo infinito sullo sfondo di un'America ormai totalmente assoggettata alle regole della Pubblicità e dell'Intrattenimento, guidata da un presidente-ex cantante di cabaret ossessivo-compulsivo e maniaco dell'igiene, minacciata quotidianamente dal terrorismo separatista Québequiano che vorrebbe evitare al Canada la triste sorte di diventare l'enorme discarica della Nazione.
In questo futuro inquietantemente plausibile, si intrecciano innumerevoli vite scandite da eventi estremi, improbabili e a volte surreali, che hanno però tutti una cosa in comune: la Dipendenza.
Alcool, droghe, medicinali, perversioni sessuali, agonismo sfrenato, giochi pericolosi, deformità morbose s'insinuano, poi si sovrappongono e si accavallano sulla scena senza però riuscire a relegare sullo sfondo la dolorosa esistenza dei personaggi. Ed essa poco a poco prende la parola suggerendoci che, anche se non siamo in grado di identificarci con tutta quella devastazione, possiamo provare a sospendere il giudizio, almeno finché non ci renderemo conto che le nostre vite non sono poi così diverse da quelle sulla pagina e il distacco lascerà posto alla compassione.
E i nostri parametri per giudicare le scelte cambieranno, non saranno più né giuste né sbagliate, perché avremo capito che le azioni di ognuno tendono sempre allo stesso fine: l'infinita ricerca della Via di Fuga.
E chiudendo il libro dopo l'ultima pagina saremo tristi anche per noi stessi: un'altra strada è stata battuta e, come ogni altra, si è rivelata un vicolo cieco.

lunedì 16 febbraio 2009

follow the map

da sempre amo descrivere il suono dei mono come il suono del vento, così non mi stupisce che il nuovo album s'intitoli hymm to the immortal wind.
questa volta, dopo tanti anni, c'è anche un video che in 3minuti e 52secondi racchiude in sè l'essenza del giappone, della sua anima a proprio agio tra le foreste innevate cullata dalle rigorose melodie dei nostri. forse murakami direbbe che passiamo la vita a spalare la neve, semplicemente aspettando che finisca. nel frattempo ho trovato una risposta per tutti quelli che mi chiederanno del mio videoclip preferito. follow the map. non puoi sbagliare.



e vissero felici e contenti...

martedì 10 febbraio 2009

crown/punck


di punck su queste pagine si è accennato più volte, fino a quando alla luce del suo ultimo album, un cazzo di capolavoro, ho ritenuto opportuno scambiare due parole con questo artigiano malinconico e crepuscolare. l'eco della piallassa si è diffuso su tutto il globo e persino wire è voluto andare oltre il semplice commento inserendo un estratto di red desert chronicles sul tapper nr20. adriano sembra ossessionato dallo spettro del deserto rosso di antonioni e ne rivisita i luoghi le luci i rumori le ombre e gli spettri e consegna al mondo un mondo, un omaggio che sa di esorcismo. ragazzo confidati col vecchio crown. thomas crown. e non temere



carta d'identità:
adriano zanni 28-11-1964 In definitiva gli stessi anni di Deserto Rosso.

field recordings e scatti, suoni e immagini, quanto incide il fattore geografico sul tuo lavoro

Credo moltissimo, anche se non sempre consciamente.
Il luogo in cui sei nato e nel quale continui a vivere influenza per forza di cose quello che fai, non solo in campo artistico. Passare mattinate solitarie in piallassa o in spiaggia o lavorare dentro uno stabilimento petrolchimico influenzano per forza di cose quello che fai. Per il mio ultimo lavoro invece e’ stata una precisa e consapevole scelta dettata dall’esigenza di esternare questa sorta di appartenenza geografica.



il tuo appare come un progetto estremamente conscio, chi sono i maestri, i tuoi spiriti guida

Ci sarebbero moltissimi artisti da citare e la lista risulterebbe lunga e noiosa. Ne cito uno che mi affascina particolarmente per coerenza e per il suo percorso artistico. Partendo dalla seminale sperimentazione elettronica degli esordi con i Cabaret Voltaire, transitando per l’intransigenza del progetto Hafler Trio e finendo per approdare alla purezza del suono nudo e puro…direi….Chris Watson.
che tu sappia, chris watson è a conoscenza dell'esistenza di punck ?!
Sorrido…chissa’…mai dire mai…..piu’ seriamente
credo proprio di no.

quali sono gli ascolti che definiresti come i tuoi
"classici". l'evoluzione del tuo percorso di fruitore di suoni.

Sono nato con il punk e la new wave, il primo industrial…., gli eventi della vita e la mia innata curiosità mi hanno poi spinto ad esplorare quasi ogni genere di musica conosciuta. Passo senza problema alcuno dal pop più sbarazzino all’ermetismo piu’ ostico,e’ solo questione di umore e stato d’animo.



e quale la tua colonna sonora di culto

Anche qui evitando di stilare liste, non posso non citarne almeno 3.
Paris Texas di Ry Cooder
The Cook, the Thief, his Wife and her Lover di Michael Nyman
Twin Peaks di Angelo Badalamenti

anche se manca john carpenter non posso che complimentarmi per le tue scelte. a prima vista, credo anche di poter dire che l'ideale musicale di ry cooder e di badalamenti si adatterebbe perfettamente alla piallassa alla spiaggia e ad uno stabilimento petrolchimico. il tuo ambiente influenza anche i tuoi ascolti?! nelle visioni sei inconsciamente attratto da un immaginario riconducibile alla tua realtà di tutti i giorni?!

Che donandone!!! Difficile esplorare l’inconscio…spesso mi capita di sentirmi attratto da scenari ed immaginari apparentemente lontani e apparentemente molto diversi, poi pero’ vivendo la mia vita quotidiana, addentrandomi nei luoghi piu’ cari mi soffermo a pensare che fra la spiaggia deserta in una gelida mattina di gennaio e i deserti texani (temperatura a parte!!) non ci sia poi tutta questa differenza, Ravenna e’ fondamentalmente un paese di provincia non dissimile da Twin Peaks..poca gente, tutti conoscono tutti, tutti hanno potenzialmente qualcosa da nascondere…piccole storie di provincia….immaginari solo apparentemente lontani, in realta’ molto vicini. Osservando i lavoratori del petrolchimico sembra calarsi in un film di Ken Loach….insomma non so se tutto cio’ ricondotto alla tua domanda possa significare un si oppure
un no. Vedi un po’ tu!!!


è ormai tempo di scoprire il tuo punto di vista cinematografico

fra mille filmaker che potrei citare scelgo Mario Bava.
Un’artisa assoluto,un perdente autoironico, un genio.
Horror,Fantascienza,Western,Commedie,Poliziesco…..nel suo cinema c’e’ tutto
Cinema solo apparentemente povero.

ti riconosci nella trasversalità di bava ?!

Per alcuni aspetti forse un pochino sì. Lui spaziava fra i generi, io mi perdo fra suoni, fotografie e mille altre pratiche abbozzate. Forse pero’ la maggiore assonanza deriva dal non prendersi mai troppo sul serio, non credere fino in fondo nei propri mezzi…nel considerarsi fondamentalmente degli onesti artigiani.

se nel prossimo album volessi omaggiare bava (mario e non quello sciagurato del figlio) a cosa penseresti ?!

Difficile a dirsi…probabilmente cercherei di mescolare il senso di angoscia di Terrore nello spazio con i colori fottutamente pop di Diabolik, ma e’ piu’ facile a dirsi che a farsi.
sarebbe il capolavoro c'è poco da aggiungere e mi incuriosisce la tua idea di pop e colori applicata al tuo lavoro.



"red desert chronicles" ha collezionato recensioni entusiastiche in una escalation che ti ha portato a raggiungere l'ambitissimo tapper di wire. tutto questo come si traduce in termini di popolarità e vendite?! ( la risposta la conosco già ma sono sadico.)

Essere presente nel Tapper 20 di The Wire porta in effetti riscontri positivi, non certo in termini di vendite di un disco prodotto da un minuscola etichetta senza una reale ed ufficiale distribuzione, ma in termini di riscontri che se ne ricavano. Il tapper viene stampato in decine di migliaia di copie,gira, lo ascoltano in molti, passa sulle radio di mezzo mondo.. insomma fa piacere ricevere moltissimi apprezzamenti da chi ha ascoltato il tuo pezzo. E’ una piccola e’ importante soddisfazione personale, all’atto pratico non cambia nulla ma e’ piacevole.

la spinosa questione del download

La battaglia contro i mulini a vento. E’ una battaglia culturale più che pratica, direi etica.
Etica in un momento ed in un mondo dove l’etica e’ solo un vago e lontano ricordo, una battaglia persa in partenza, forse proprio per questo mi piace combatterla. Sarebbe bello poterne discutere con calma senza preconcetti, ma in fin dei conti credo che non importi quasi a nessuno. Ai piu’ interessa solo scroccare musica senza preoccuparsi di cosa ci puo’ essere dietro alla creazione e alla produzione di un disco e soprattutto a cosa puo’ portare tutto cio’.
Chiudiamo l’argomento citando la risposta che ha dato Giovanni Succi dei Bachi da Pietra alle domande postegli su un blog che conosci bene anche tu (Arkhamfiles)
“Chi mette la musica on-line dice che la musica deve essere di tutti, però qualcuno la fa, questa musica. Allora perché non se la fanno loro la musica e si ascoltano quella?”

da uomo calato nel territorio il tuo lavoro lascia intuire l'apprezzamento per le fragranze.
qual è il tuo rapporto con i sapori

Totale.
Il cibo e’ cultura, la stimolazione dei sensi e’ fondamentale. La curiosita’ che spinge al piacere della scoperta di sapori e odori nuovi e’ una componente importantissima della mia vita. Dovrebbe esserlo per chiunque.



in fondo non è questo il tuo modo di procedere anche nel tuo percorso di musica ambientale?!

Credo che la curiosità in generale sia l’ ingrediente fondamentale di ogni percorso artistico, tanto piu’ quando si cerca percorre strade ignote. Senza la curiosità di conoscere dove si puo’
ipoteticamente arrivare si perde l’aspetto piu’ bello del viaggio, senza curiosità non conviene nemmeno partire.

punck parteciperà al transmissions festival a ravenna.
presenterà i red desert chronicles subito prima del set di fennesz venerdì 27 marzo. nella stessa sera dj set a cura di black fanfare. raccomandato




per saperne di più:
http://www.punck.net
http://www.ctrlaltcanc.tk
http://auraldiary.splinder.com
http://www.virb.com/punck
http://www.myspace.com/punckism
http://fulminiesaette.splinder.com/


venerdì 6 febbraio 2009

howe gelb e il marketing sales

eravamo comodamente seduti sul divano davanti al camino.
sorseggiando l'ottimo sangiovese di casa san valentino, illuminati dal solo ardere delle braci.
i giant sand avevano da poco terminato il loro concerto e si era in pieno relax post partita.
howe è come inghiottito dai cuscini in pelle, e mi chiede un opinione sul concerto. per scambiare due battute

howe

inutile dire che è stato l'ennesimo capolavoro del corsaro dell'arizona e della sua ciurma ad assecondarne gli umori. la solita classe cristallina il solito vagare e divagare dalle radici fino a slanci imprevedibili.

e concludo dicendo: è il motivo per cui non venderai mai un milione di copie
howe si volta verso di me col solito sguardo, quello sguardo di chi vede cose che noi umani... col sopracciglio destro alzato, un po' tipo ancelotti, ad accentuarne l'aria profetica.
mi risponde: per vendere un milione di copie devo fare 50 dischi.
pausa
ma è esattamente quello che sto facendo.


henriette

e infatti, la sua discografia assume sempre più i contorni indecifrabili del suo autore, proporzioni degne di sun ra, tra uscite ufficiali parallele limited editions collaborazioni assortite, la serie down home e così via fino all'uscita numero 43: "provisional supplement". 12tracce, outtakes dell'ultimo album, e certamente da non trascurare. ne voglio segnalare almeno una, in duo con la splendida valchiria Henriette Sennenveldt "The New Romance of Falling” che da sola vale il prezzo del biglietto. al banchetto infatti era in vendita a soli 10euro (il cd non henriette, cosa avevate capito).

per saperne di più: owomrecords.com

martedì 3 febbraio 2009

martedì 20 gennaio 2009

city marshall appaloosa

cerco di centellinare le uscite. anche quelle fino al cinema. davvero fatìco a rinunciare all'ozio domestico. ma,


appaloosa lo attendevo da tempo. impaziente. così ho affittato la sala 7 del cinema astoria. la mia preferita. non avevo voglia di vedere estranei tantomeno conoscenti.
proiezione delle 20 di lunedì, mi hanno fatto un buon prezzo.
ho caricato miss dunaway e fatto il pieno di mandorle. la mia ultima passione. (ottime per abbassare i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi).

già vedere ed harris che per la parte di virgil cole decide di vestirsi come jandek mette subito di buon umore. sceriffo dai modi bruschi, incorruttibile e senza pietà, accompagnato dal suo fedele vice, everett hitch altrettanto incorruttibile e cinico, dai modi misurati e dal cervello fino. azzardo che viggo mortensen al momento sia davvero il migliore in circolazione.
harris e mortensen si ritrovano dopo essersi annusati sotto lo sguardo compiaciuto di david cronenberg.


appaloosa è western vero uno sguardo alla tradizione e uno alla contemporaneità, la sinossi (tratta dal best seller di robert parker) classica ed essenziale, lo sviluppo mai banale. semplicemente i due arrivano in città per riportare giustizia contro le angherie e i soprusi di randall bragg e dei suoi scagnozzi. jeremy irons impeccabile come da par suo. appaloosa vive di luce propria, di grandi spazi, di tempi perfetti, di battute riuscite, di sguardi che valgono più di fiumi di parole e della giusta dose di violenza. si colloca perfettamente nella mia idea di cinema o di vita che sono poi la stessa cosa. scarno ed essenziale con rare sfumature di grigio, ci sono i buoni i cattivi le donne i cavalli gli indiani e i bounty killers.


si colloca dopo gli spietati oltre la proposta al fianco di non è un paese per vecchi. il parallelo tra ed harris e il tommy lee jones delle tre sepolture può calzare ed è innegabile il tributo a leone peckinpah e walter hill, ma più di tutto ai valori essenziali e allo stesso tempo balordi di un mondo che ci è decisamente sfuggito di mano.
tutto è funzionale ad un progetto di coerenza marziale e ulteriormente valorizzato dalle melodie di jeff beal prepotentemente in scia al duo cave/ellis.

attenzione:
chi avrà il coraggio di non apprezzare questo film può a ragion veduta farla finita col cinema ed essere a buon conto considerato un pericolo per la comunità

lunedì 12 gennaio 2009

il suono dell'assenza


ultimamente faccio sempre pranzo al solito baretto in centro città, più alle 14 che alle 13 e quest'oggi mi incontro inaspettatamente il giovane lorenzo senni, lo ricordo nei seminali le harmacy sorta di talibam! di romagna, poi lo avevo perso di vista, anche se chiaramente ci siamo riconosciuti al primo sguardo. io stavo leggendo il commento di gianni mura alla ripresa del campionato, dopo aver passato tutta la notte, proprio la notte scorsa, insonne, cullandomi tra i suoni mego e touch come fossero un ideale materasso ad acqua. mi dice che ha continuato a fare cose vedere gente sperimentare. ci tiene a farmi dono delle sue produzioni perchè nel frattempo ha pure fondato una label dedicata all'elettronica ai field recordings alle manipolazioni. parliamo di punck di piallassa di fennesz e john wiese che uscirà prossimamente su presto!? la sua etichetta. gliene sono grato. e così ora sono esattamente le 2:26 e la notte scorre tra il minimalismo scientifico di john hudak alle prese con la scarnificazione del suono di chitarra fino a ridurlo ad una specie di dulcimer reiterato ai limiti dell'ipnosi e le scorribande tra field recordings e musica concreta degli australiani lawrence english e tom hall.

mercoledì 7 gennaio 2009

il solitario di houston

Oggettivamente, non si può pretendere da una persona normale che passa per caso di qui, che sia informata sui fatti e che sappia tutta la storia che c’è dietro a Jandek, la Corwood Industries, le copertine, i dischi, le varie fasi e ora anche i live. inizia così una recensione di antonello comunale su sentireascoltare. precisamente.
ma credo che i miei lettori siano a conoscenza dell'esistenza di jandek le cui apparizioni in pubblico possono essere paragonate per numero a quelle di j.d. salinger o thomas pynchon o thomas crown. altrimenti cliccate qui e non sarà poi così semplice tornare indietro.
file under_ mysterious avant-folk singer/songwriter

Everybody knows one thing about Jandek:
nobody knows anything about Jandek.

sono anche uno dei pochissimi privilegiati ad averlo visto dal vivo (glasgow october 17, 2004) al suo primo concerto europeo dopo quasi trent'anni di carriera, accompagnato da alex neilson alle pelli e richard youngs al basso. c'ero perchè a volte iscriversi a mailing list dedicate all'esoterismo funziona davvero. eravamo david tibet, charlemagne palestine, keiji haino, jandek ed io appunto, sotto la città, nel sottosuolo, mentre ancora più sotto i calamari di cthulhu si agitavano come ossessi. e credo di essere l'unico al mondo a poter raccontare che durante quel concerto paragonabile per importanza solo a roswell 3 luglio 1947 sono andato letteralmente a cagare. da quel giorno jandek è divenuto un'ossessione, seppur marginale tra le altre. possiedo diversi suoi album tra cui quello che riprende quel concerto (glasgow sunday) uscito nel 2006 e inspiegabilmente al venticinquesimo posto tra i records of the year 2008 di wire.

solo oggi a distanza di mesi, mi rendo conto di possedere un cd tributo a Lui dedicato (secondo di una serie di due) e prodotto dalla sotterranea summersteps records al quale partecipano devoti, nomi di illustri (s)conosciuti come jeff tweedy (wilco), okkervil river, six organs of admittance, mountain goats, rivulets, kawabata mokoto (acid mother temple) dirty projectors e in questa notte gelata e sospettosamente malata mi risulta semplicemente bellissimo, nel riuscire a trasformare in affascinanti melodie e noise seducenti, quelli che originariamente erano semplici vagiti di un'anima malata e solitaria.

sarà che non mi sento bene,
ma oggi questa raccolta mi sembra un capolavoro.