"he was young, handsome, a millionaire, and he'd just pulled off the perfect crime!"

domenica 30 marzo 2008

rabbia

"in un mondo dove miliardi di persone credono che il loro dio abbia concepito un figlio mortale con una vergine umana, è incredibile quanta poca immaginazione dimostri la maggior parte della gente." dagli appunti di green taylor simms ((storico)


forse non è stato davvero un caso che abbia concluso la lettura di rant (come al solito il titolo originale è molto più significativo) proprio nel lunedì di pasqua. dig rant dig!
è stata una lettura che si è protratta fin troppo a lungo per un libercolo di così modeste dimensioni, una lettura che a tratti è stata una vera seccatura che nemmeno la comoda seduta sulla tazza del cesso è stata in grado di favorire. lo ammetto, avevo perso la fede e l'idea dell'abbandono mi è apparsa persino in sogno, ma alla fine tutto torna, anche nostro signore gesù cristo.
amen.

domenica 16 marzo 2008

no country for old men

dell'ultimo film dei fratelli coen hanno scritto e commentato tutti e non vedo perchè dovrei farlo anch'io, ma quando c'è di mezzo il deserto al confine tra il texas e il messico e una sala semideserta proprio non resisto.



il deserto al confine tra messico e texas appunto, il luogo epico per eccellenza.
ancora una volta un western a guidarci tra le pieghe e i silenzi dell'anima. davvero difficile descrivere i perchè e i risvolti di un capolavoro dove i fratelli coen ritrovano l'ispirazione dei tempi migliori.
si tratta di cinema assoluto: classico, moderno e crepuscolare al tempo stesso. ci sono i valori tradizionali, la follia e la sconfitta, la determinazione e l'accanimento del destino nel rivendicare il proprio spazio ineluttabile. tommy lee jones veste i panni dello sceriffo ed tom bell, siamo nel 1980 e il mondo è già andato troppo oltre per lui, figurarsi cosa direbbe ora.
llewelyn moss (josh brolin) è il cowboy che si aggrappa con tutte le forze alla sua grande occasione, mentre anton chigurh (lo straordinario javier bardem) compie il piano divino con lucida follia. difficile aggiungere altro senza finire per straparlare e non è per nulla mia intenzione.
mi limito a segnalare la splendida e perfettamente calzante non-colonna sonora. ai limiti del field recording

la sala era praticamente deserta, ma subito, sui titoli di coda, alle mie spalle si levano commenti. talmente fuori sincrono da apparire surreali. geniale ironia involontaria:

di sicuro faranno il secondo perchè il matto è ancora in giro.



da applausi, non riesco a trattenere un sorriso che dio li fulmini.

martedì 11 marzo 2008

scava, nick, scava !!!

parafrasando il titolo del nuovo album di nick cave: dig, lazarus, dig!!! che, come si conviene in tali occasioni, trova il dovuto (e si badi bene non ho detto doveroso) spazio su tutte le riviste in questi mesi (e quando dico tutte intendo anche io donna del corriere della sera), e addirittura rumore sfodera l'asso nella manica piazzando nel ruolo del giornalista l'insopportabile cristiano godano (marlene kuntz): pippa e contropippa.

tutti danno il meglio di sè per preparare nuovi e mai banali interrogativi per il lungo divo australiano che però vanifica ogni tentativo di originalità (il più delle volte maldestro) con la solita posa "sfavata" di chi vorrebbe essere altrove, di chi vorrebbe lasciar intendere che avrebbe ben altre verità da rivelare se solo si schiacciasse il tasto giusto. semplicemente il non più giovanissimo nick (50 anni) non è altro che un ottimo mestierante. nonostante gli ottimi livelli su cui si attesta il nuovo album e nonostante abbia dimostrato con il side project grinderman di saper ancora scartavetrare dell'ottimo rock'n'roll. mi auguro che il vecchio nick sappia di mentire quando afferma "ritengo di saper scrivere canzoni tanto bene quanto loro" riferendosi a bob dylan e leonard cohen. beh, questa è un po' troppo grossa. davvero. non ricordo nessun brano da consegnare alla storia nella sua pur lunga carriera.


certamente i bad seeds macinano riff sapienti e arrangiamenti sopraffini e su gente come mick harvey e warren ellis (dirty three) ci puoi contare, james johnston (gallon drunk) rappresenta la ventata d'aria fresca mentre thomas wydler e jim sclavunos i fidi scudieri. il vecchio nick come da tradizione continua a trovare l'ispirazione seduto al suo scrittoio from 9 to 5.
la mia impressione è che stia cercando di scavare con l'obiettivo di raggiungere l'inferno, l'inferno dei grandi. ma a ben guardare lo trovo un po' troppo "in punta di zappa" e la discesa verso gli inferi è ancora molto, troppo, lunga.
non è l'inferno e ritorno di neil young o lou reed piuttosto che dylan e leonard cohen, laggiù dove mangiano solo spaghetti western (very spicy) non hanno nessuna intenzione di aggiungere un posto a tavola per il giovane nick. continua a scavare ragazzo e forse un giorno...



riposerai in pace.

lunedì 3 marzo 2008

hang the dj

si narra che uno degli sport preferiti di michael gira sia quello di criticare cinicamente gli ascolti proposti dalle autoradio di chi lo scarrozza tra aeroporti stazioni club hotel banche e ristoranti.


quelli del bronson hanno superato l'esame a pieni voti stuzzicandone la curiosità e incassando consensi tra jason molina, lambchop, woven hand, sodastream, handsome family e non che avessi dubbi, l'esperto e raffinatissimo duca conte morphine si è beccato addirittura i complimenti personali per le selezioni nella notte del concerto.
da parte mia, e per i miei tratti di strada, gli ho servito quello che per quel che mi riguarda è
il più bel disco del 2007 acquistato nel 2008.

six organce of admittance - shelter from the ash


michael è immediatamente rimasto irretito dalle atmosfere create dal sapiente chitarrismo di ben chasny e continua a fare domande . pertinenti.
chi è in possesso di questo gioiello sa che la voce dello stesso ben entra dopo un lungo preludio che immette direttamente nella giusta dimensione per interpretarne l'ascolto.
chasny riesce finalmente a disegnare sapientemente le timide melodie vocali sulle sue composizioni alla sei corde, riuscendo infine ad avere la meglio sulla forma canzone senza concedere nulla agli stereotipi del pop. a gira sono sufficenti poche strofe per apprezzare appieno quelle composizioni così personali e mai artefatte. un folk evoluto tremendamente sfuggente nella sua semplicità. mi confida che è esattamente ciò che cerca nei suoi ascolti, ciò che desidera per la sua young god records. ed è a questo punto che entriamo in confidenza e mi rivela chi sarà il suo prossimo giovanissimo alfiere. si stupisce davvero quando gli rispondo che lo conosco e che ho addirittura un paio dei suoi album
(siate sinceri: siete almeno un po' curiosi?!).


nel frattempo i fraseggi dell'ex comets on fire proseguono inesorabili e si spingono ai confini del noise, richiamando l'ulutato dei coyotes.

gira: è sempre lui che suona le parti soliste?

sì, certo. nasce come noise makers al fianco di gente come wolf eyes addentrandosi nelle tradizioni e continuando ad evolversi fino ad entrare nella cricca dei current 93.
folk ed esoterismo. noise e field recordings.
a quest'album contribuiscono noel harmonson (comets on fire), tim green, elisa ambrogio (magik markers) e matt sweeny (cazzo matt sweeny) e joseph mattson: acoustic guitars, drones, voice first electric guitar solo, drums, second electric guitar, bowed cymbal, vibes, wurlitzer, piano innards, amazon field recordings, zahir sounds, batin sounds.

procuratevi questo gioiello. l'oggetto tutto con testi e note.



And though the dark split the thought
Through that dark spit a reason
And despite reason came the ghosts
And nothing that was needed
Was everything needed most

So take shelter from the ash
Take shelter from the ash

ps:
un uccellino mi ha detto: follow the bronson

domenica 2 marzo 2008