"he was young, handsome, a millionaire, and he'd just pulled off the perfect crime!"

mercoledì 7 gennaio 2009

il solitario di houston

Oggettivamente, non si può pretendere da una persona normale che passa per caso di qui, che sia informata sui fatti e che sappia tutta la storia che c’è dietro a Jandek, la Corwood Industries, le copertine, i dischi, le varie fasi e ora anche i live. inizia così una recensione di antonello comunale su sentireascoltare. precisamente.
ma credo che i miei lettori siano a conoscenza dell'esistenza di jandek le cui apparizioni in pubblico possono essere paragonate per numero a quelle di j.d. salinger o thomas pynchon o thomas crown. altrimenti cliccate qui e non sarà poi così semplice tornare indietro.
file under_ mysterious avant-folk singer/songwriter

Everybody knows one thing about Jandek:
nobody knows anything about Jandek.

sono anche uno dei pochissimi privilegiati ad averlo visto dal vivo (glasgow october 17, 2004) al suo primo concerto europeo dopo quasi trent'anni di carriera, accompagnato da alex neilson alle pelli e richard youngs al basso. c'ero perchè a volte iscriversi a mailing list dedicate all'esoterismo funziona davvero. eravamo david tibet, charlemagne palestine, keiji haino, jandek ed io appunto, sotto la città, nel sottosuolo, mentre ancora più sotto i calamari di cthulhu si agitavano come ossessi. e credo di essere l'unico al mondo a poter raccontare che durante quel concerto paragonabile per importanza solo a roswell 3 luglio 1947 sono andato letteralmente a cagare. da quel giorno jandek è divenuto un'ossessione, seppur marginale tra le altre. possiedo diversi suoi album tra cui quello che riprende quel concerto (glasgow sunday) uscito nel 2006 e inspiegabilmente al venticinquesimo posto tra i records of the year 2008 di wire.

solo oggi a distanza di mesi, mi rendo conto di possedere un cd tributo a Lui dedicato (secondo di una serie di due) e prodotto dalla sotterranea summersteps records al quale partecipano devoti, nomi di illustri (s)conosciuti come jeff tweedy (wilco), okkervil river, six organs of admittance, mountain goats, rivulets, kawabata mokoto (acid mother temple) dirty projectors e in questa notte gelata e sospettosamente malata mi risulta semplicemente bellissimo, nel riuscire a trasformare in affascinanti melodie e noise seducenti, quelli che originariamente erano semplici vagiti di un'anima malata e solitaria.

sarà che non mi sento bene,
ma oggi questa raccolta mi sembra un capolavoro.

martedì 18 novembre 2008

come volevasi dimostrare

James Blackshaw signs to Young God Records !!!!!

I don’t know what to say about James. If you haven’t yet heard his music, just go out and buy everything. It’ll provide you with hours tranced out bliss, I guarantee. I couldn’t be more thrilled than I am to have the privilege of releasing his music. Read more about him here and here’s a few press quotes to give you the idea. Go to his myspace page and listen there for a taste. http://www.myspace.com/jamesblackshaw


"The hypnotic arpeggios at the heart of James Blackshaw’s acoustic guitar playing reflect strong influences from outside the precincts of folk music: minimalist composers like Steve Reich and Terry Riley, and some of their precursors, like Erik Satie. Mr. Blackshaw, a British autodidact still in his mid-20s, fingerpicks his 12-string Guild with an immersive focus befitting such heady allusions. At its best, his sumptuous new album, Litany of Echoes, conveys a stark and ancient feeling, like something handed down through the ages...." - Nate Chinen, The New York Times

James is working on his YGR debut now, and from what he says it’ll feature fully fleshed out orchestrations and will be a big step forward. Look for this release mid next year… sign up to the newsletter for updates…

M.GIRA

blank with prurient

domenica 9 novembre 2008

life death love and freedom

che fine ha fatto mr.crown?! che succede ai crownicles ?!
così discontinui e frammentari. forse il solo fatto che non c'è urgenza di comunicare con l'esterno.
di cose ne succedono e passano inosservate, gli appunti si susseguono ma poi rimangono lì.
ne vale davvero la pena?!

però c'è un album nero che si è insinuato nella carne sottopelle e su fino all'ipotalamo sfiorando il cuore.
e quando dico nero intendo hard boiled.



people tell me i look like hell
well i am hell

ecco, inizia così quello che senza dubbio è il mio personale disco dell'estate, un album maledetto, quello che mi accompagnava nelle notti afose e insonni e nei risvegli problematici e annebbiati.


t bone burnett - tooth of crime

così nero e torbido che è rimasto ai margini praticamente inosservato
un album impietoso che riflette il ghigno sardonico della tua ombra
un album che ci suonano marc ribot e jim keltner con la benedizione di sam shepard
un album che sembra la colonna sonora immaginaria quando leggi ellroy e capote, eroi.
un album nelle pieghe del tempo senza tempo nell'anticamera dell'inferno

e ti ritrovi a sanguinare pece ogni volta su quella kill zone scritta a sei mani con roy orbison e bob neuwirth

We stood together in the open field And heard the secret that the night revealed Then we chased the lie Racing through the sky Can we untangle guilt or innocence? How hard we torture this ambivalence Night will bring no dawn Where has power gone? For I'll steal your dreams while you are sleeping And sell them for dust and cheap lust And I'll slit your hope while you are weeping And wipe the blood clean with morphine Be my queen The wind howls the black clouds around the storm at sea I'm dropping at too great a speed Come closer to me on your hands and knees Alone in the kill zone How much is not enough, how much is through? How long will I be getting over you? How much grief and sin 'til a heart caves in? 'Til a heart caves in, 'til a heart caves in


"to sam shepard whose visionary and inspiring play invented an intense nulanguage and led us all into an unexpected shamanistic world of sound in the dark conjure of the blues"

in vendita nei migliori negozi ...
non compratelo.

giovedì 9 ottobre 2008

la via del samurai


ieri sono sceso dalle colline per arrivare giù fino al diagonal.
suonavano i ronin guidati dal calamaro bruno.
poche le anime che si aggiravano sparute tra quegli anfratti.
niente frangette niente cheap mondays niente mocassini.
no hype. no myspace. no blog. nessun parere autorevole

guerrieri senza padrone. uomini alla deriva.
il capitano bruno e la sua ciurma, e noi in balia delle onde.

e ti ritrovi a volare su mulholland drive con i mono a tutto volume e i magnifici sette che cavalcano al tuo fianco.
solo suono zero parole.
applaudo di gusto con la mano sinistra in battere.


Ho scoperto che la Via del samurai è la morte. Quando sopraggiunge una crisi, davanti al dilemma fra vita e morte, è sempre necessario scegliere subito la seconda. Non è difficile: basta semplicemente armarsi di coraggio e agire. ... L'essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via.
[hagakure I, 2]

lunedì 15 settembre 2008

infinite jest

david foster wallace 1962 - 2008


to download or not download, è questo il dilemma?!

davvero non credo, e casualmente ieri notte cazzeggiando in rete apprendo del suicidio di david foster wallace, proprio ora che mi sentivo quasi pronto per affrontare la sua opera.
ne ho approfittato per leggere quella illuminante intervista con dave eggers su believer e un po' di note biografiche. è innegabile che l'idea che ci facciamo di qualcuno è attraverso il suo lavoro la sua opera la sua vita pubblica, molto più complesso avventurarsi nel behind the scenes e nell'intimo umano come se in fondo una forma di difesa della privacy esistesse in natura al di là di norme e codicilli, carte di credito e telefonini che ci tengono monitorati tutto il tempo. curioso come spesso si riesca a soffrire in pace, lontano dalla luce dei riflettori fino ad impiccarsi senza che nessuno accorra giusto in tempo per rovinare tutto.
incidentalmente proprio in questi giorni mi sto dedicando a please kill me, il volumone di legs mcneil e gillian mccain che attraverso le testimonianze dei protagonisti ricostruisce quei mitici anni d'oro di ribellione e arte che vanno dalla factory di andy wharol in poi, fino al punk tutto. e si va dritto in vena, niente perifrasi di sorta, la cruda realtà così come la possono ricordare protagonisti e comprimari. e dopo venti pagine sai più cose su lou reed che consultando tutte le biografie a lui dedicate.
così dall'amarezza dell'infinite jest un sorriso prende il sopravvento leggendo queste righe:

david johansen (new york dolls) : Bowie veniva spesso a vederci al Mercer Arts Center. Non avevo mai sentito parlare di lui prima di allora. Ricordo che veniva a salutarci con addosso dei vestiti da donna tutti trapuntati e una volta mi chiese: "Chi ti fa i capelli?" "Johnny Thunders", gli risposi, ed era la verità.

Left to right are:
Arthur Kane, Jerry Nolan, David Johansen, Sylvain Sylvain, and Johnny Thunders

giovedì 11 settembre 2008

wasted time

lo riconosco. mi sono assentato a lungo. ho lasciato queste pagine incustodite nella rete. mi rappresentano.
ultimamente torno a ragionare per sottrazione pensando che non ho ancora così tanta voglia di condividere pensieri. seppur cinici e supponenti.
in questi mesi ho fatto incetta di oggetti ed esperienze. pane per la memoria e memorie per il futuro. ho appena visionato john rambo e me ne vanto.
ma non è di questo che bisogna parlare. fa godere david eugene edwards sulla cover di blow up. fa tenerezza per l'amico morphine l'intervista ad aufgehoben al suo interno.
condivido le parole di stephen robinson interrogato da isidoro bianchi a proposito di downloading. so che art apprezzerà.



ho passato circa tre mesi lavorando esclusivamente sul passaggio da un pezzo all'altro al fine di dare coerenza al nostro disco, e questo vale anche per gli spazi vuoti tra un pezzo e l'altro e per la loro lunghezza, da calcolare in base a quello che termina e quello che inizia. ha un'enorme importanza quanto durano le pause, da cosa nascono e dove approdano, ha esattamente la stessa importanza che hanno le tracce stesse. i download traccia-per-traccia o, peggio, la loro compressione su ipod spazza via come se non esistesse tutto il lavoro fatto, e questo è di certo frustrante. ma quello che conta di più è che il downloading altera la natura stessa del tempo dell'ascolto e la sua fenomenologia, distrugge ogni possibilità di entrare dentro al lavoro come elemento coeso e unitario. un lavoro che E' in quella maniera e in quel contesto o non è. invece che tutto un processo creativo, bello o brutto che sia, hai solo una serie di dati. il contesto che l'album crea è rimpiazzato da quella che, a esser buoni, è solo la colonna sonora di qualcosa d'altro, e questo qualcosa d'altro non è la musica. sentiamo molto, ma raramente ascoltiamo.


e non è nemmeno di questo che volevo parlare, non è da qui che volevo riprendere. ma sono innamorato delle cover, delle note e degli odori. sempre alla ricerca di mondi vecchi e nuovi a bordo di suoni che senza il suo rigido corsetto, l'ultima fatica del giovane micah rimarrebbe di gran classe ma non sarebbe la stessa cosa. ladies and gentlemen, finish the race.