"he was young, handsome, a millionaire, and he'd just pulled off the perfect crime!"

giovedì 9 ottobre 2008

la via del samurai


ieri sono sceso dalle colline per arrivare giù fino al diagonal.
suonavano i ronin guidati dal calamaro bruno.
poche le anime che si aggiravano sparute tra quegli anfratti.
niente frangette niente cheap mondays niente mocassini.
no hype. no myspace. no blog. nessun parere autorevole

guerrieri senza padrone. uomini alla deriva.
il capitano bruno e la sua ciurma, e noi in balia delle onde.

e ti ritrovi a volare su mulholland drive con i mono a tutto volume e i magnifici sette che cavalcano al tuo fianco.
solo suono zero parole.
applaudo di gusto con la mano sinistra in battere.


Ho scoperto che la Via del samurai è la morte. Quando sopraggiunge una crisi, davanti al dilemma fra vita e morte, è sempre necessario scegliere subito la seconda. Non è difficile: basta semplicemente armarsi di coraggio e agire. ... L'essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via.
[hagakure I, 2]

lunedì 15 settembre 2008

infinite jest

david foster wallace 1962 - 2008


to download or not download, è questo il dilemma?!

davvero non credo, e casualmente ieri notte cazzeggiando in rete apprendo del suicidio di david foster wallace, proprio ora che mi sentivo quasi pronto per affrontare la sua opera.
ne ho approfittato per leggere quella illuminante intervista con dave eggers su believer e un po' di note biografiche. è innegabile che l'idea che ci facciamo di qualcuno è attraverso il suo lavoro la sua opera la sua vita pubblica, molto più complesso avventurarsi nel behind the scenes e nell'intimo umano come se in fondo una forma di difesa della privacy esistesse in natura al di là di norme e codicilli, carte di credito e telefonini che ci tengono monitorati tutto il tempo. curioso come spesso si riesca a soffrire in pace, lontano dalla luce dei riflettori fino ad impiccarsi senza che nessuno accorra giusto in tempo per rovinare tutto.
incidentalmente proprio in questi giorni mi sto dedicando a please kill me, il volumone di legs mcneil e gillian mccain che attraverso le testimonianze dei protagonisti ricostruisce quei mitici anni d'oro di ribellione e arte che vanno dalla factory di andy wharol in poi, fino al punk tutto. e si va dritto in vena, niente perifrasi di sorta, la cruda realtà così come la possono ricordare protagonisti e comprimari. e dopo venti pagine sai più cose su lou reed che consultando tutte le biografie a lui dedicate.
così dall'amarezza dell'infinite jest un sorriso prende il sopravvento leggendo queste righe:

david johansen (new york dolls) : Bowie veniva spesso a vederci al Mercer Arts Center. Non avevo mai sentito parlare di lui prima di allora. Ricordo che veniva a salutarci con addosso dei vestiti da donna tutti trapuntati e una volta mi chiese: "Chi ti fa i capelli?" "Johnny Thunders", gli risposi, ed era la verità.

Left to right are:
Arthur Kane, Jerry Nolan, David Johansen, Sylvain Sylvain, and Johnny Thunders

giovedì 11 settembre 2008

wasted time

lo riconosco. mi sono assentato a lungo. ho lasciato queste pagine incustodite nella rete. mi rappresentano.
ultimamente torno a ragionare per sottrazione pensando che non ho ancora così tanta voglia di condividere pensieri. seppur cinici e supponenti.
in questi mesi ho fatto incetta di oggetti ed esperienze. pane per la memoria e memorie per il futuro. ho appena visionato john rambo e me ne vanto.
ma non è di questo che bisogna parlare. fa godere david eugene edwards sulla cover di blow up. fa tenerezza per l'amico morphine l'intervista ad aufgehoben al suo interno.
condivido le parole di stephen robinson interrogato da isidoro bianchi a proposito di downloading. so che art apprezzerà.



ho passato circa tre mesi lavorando esclusivamente sul passaggio da un pezzo all'altro al fine di dare coerenza al nostro disco, e questo vale anche per gli spazi vuoti tra un pezzo e l'altro e per la loro lunghezza, da calcolare in base a quello che termina e quello che inizia. ha un'enorme importanza quanto durano le pause, da cosa nascono e dove approdano, ha esattamente la stessa importanza che hanno le tracce stesse. i download traccia-per-traccia o, peggio, la loro compressione su ipod spazza via come se non esistesse tutto il lavoro fatto, e questo è di certo frustrante. ma quello che conta di più è che il downloading altera la natura stessa del tempo dell'ascolto e la sua fenomenologia, distrugge ogni possibilità di entrare dentro al lavoro come elemento coeso e unitario. un lavoro che E' in quella maniera e in quel contesto o non è. invece che tutto un processo creativo, bello o brutto che sia, hai solo una serie di dati. il contesto che l'album crea è rimpiazzato da quella che, a esser buoni, è solo la colonna sonora di qualcosa d'altro, e questo qualcosa d'altro non è la musica. sentiamo molto, ma raramente ascoltiamo.


e non è nemmeno di questo che volevo parlare, non è da qui che volevo riprendere. ma sono innamorato delle cover, delle note e degli odori. sempre alla ricerca di mondi vecchi e nuovi a bordo di suoni che senza il suo rigido corsetto, l'ultima fatica del giovane micah rimarrebbe di gran classe ma non sarebbe la stessa cosa. ladies and gentlemen, finish the race.

venerdì 6 giugno 2008

the jackal

tanto per rimanere in tema ieri mi sono visto prega il morto e ammazza il vivo, diretto da joseph warren (giuseppe vari) per la sceneggiatura di adriano bolzoni (marc seltzer)
un altro gioiello dimenticato nell'immenso panorama del western all'italiana
quando in italia si faceva ancora cinema e l'artigianato era un arte.



diviso in due parti, una prima di stampo teatrale ambientata in una sperduta stazione telegrafica, e una seconda in idea di road movie sul passo dello sciacallo in fuga verso il messico (girata chiaramente nei dintorni delle colline romane).
un plot interessante impreziosito e dominato da un klaus kinsky decisamente in grandissima forma nei panni di dan hogan killer spietato, irresistibile e psicopatico, impreziosito da un'aura nera quanto basta.


peccato che il resto del cast, un po' anonimo a dire il vero, non sia alla sua altezza, ma il budget rasentava di certo lo zero.

colonna sonora di mario migliardi perfettamente calibrata e impreziosita da due misteriose canzoni "That Man", "I'm Not Your Pony" cantate da Ann Collin

questa l'unica testimonianza

venerdì 30 maggio 2008

c'era una volta al bronson

il timido il silenzioso il prete la sposa e il mezzosangue.


come alcuni di voi ho passato due giorni particolarmente intensi e afosi tra le mura del bronson, in paese erano attesi due bounty killer ammantati di leggenda, pistoleri letali per capirci. fervono i preparitivi a madonna dell'albero, ma guai, guai seri a farli incontrare. erano solo di passaggio rassicuravano, erano in visita ad amici, venivano in pace.

madonna dell'albero - landscape


ben detto il timido arriva assonnato, gli occhi sempre bassi e modesti. azzurri come il ghiaccio. sembra ammantato da un alone di pace e amore, sembra in luna di miele il timido, con la sua bella. li accompagna un giovane prete scozzesse. mai fidarsi degli scozzesi. mai fidarsi dei preti.
passano ore tranquille, ore liete e quiete in attesa della resa dei conti. arrivano puntuali all'appuntamento col solito fare dimesso. di lì a breve scateneranno un putiferio, il timido il prete e la sposa.
non possiamo fare altro che pregare pietrificati di fronte a tanta violenza. a tanta dolcezza. proiettili ovunque mentre la folla acclama, uno così non si era mai visto in paese.

il timido

c'è solo il tempo di gustarsi una nuova alba che il silenzioso arriva preceduto dalla sua fama di uomo letale. bill callahan fu smog.
due passi indietro lo seguono come lunghe ombre un messicano, un americano e un mezzosangue. al suo fianco un giovane archeologo scozzese
nell'aria ancora l'odore del massacro che li ha preceduti. un'altra giornata di afa e ozio, il silenzioso fuma e sorseggia caffè mentre le labbra morbide disegnano un sorriso sornione, gli occhi fermi e sicuri. sussurra poche sillabe, ma non è quello che dice, è quella voce che ti scuote. quella voce che è come un presagio. sarà dolore lacrime e sangue. sarà un funrale texano. nessuna pietà.

il silenzioso

scende l'oscurità, l'aria si carica della tensione che precede gli eventi. un caldo a tratti insopportabile e i panni zuppi di sudore. il silenzioso sale sul palco, il messicano l'americano e il mezzosangue sempre dietro a coprirgli le spalle. il silenzioso colpisce lento e preciso. inesorabile, uccide col sorriso negli occhi e l'inferno il suo verbo. erano accorsi sin dai confini dell'impero per onorarne l'avvento. sono rientrati nelle loro case felici. piangendo.

requiescant



thx to ele per la foto del silenzioso

lunedì 19 maggio 2008

un ritorno a metà

nonostante un mese di assenza capisco dal numero di accessi che mi siete rimasti fedeli.
mi stavo apprestando ad un post sugli spaghetti western, tema a me particolarmente caro, partendo dalla visione di un classico minore da riscoprire assolutamente:
gli fumavano le colt... lo chiamavano camposanto



poi su D mi imbatto nell'intervista a vincent delecroix che tra le altre cose dichiara:
"... un fenomeno come il boom dei blog o dei siti di social network come facebook non fa che parcellizzare, ridurre in pezzi sempre più infinitesimali la possibilità di comunicare, che è un esigenza vitale dell'essere umano. il blog è un'immagine di sè ipernarcisistica proiettata senza alcun ritorno, se non la convinzione fasulla di trovarsi al centro del mondo. l'illusione è che al cuore di questi fenomeni ci sia un interesse per l'individuo, visto quanto espone di sè chi vi aderisce. in realtà c'è un'evanescenza, una debolezza, una superficialità, al di là delle quali si riesce solo a intravedere una gigantesca solitudine, se non vogliamo addirittura chiamarla disperazione."

rimane che la colonna sonora di bruno nicolai è una delle mie preferite da sempre.
per la regia di giuliano carmineo (sartana) e la sceneggiatura di enzo barboni (trinità), fece registrare code interminabili al botteghino soprattutto grazie alla riuscitissima coppia degli outsiders protagonisti: john garko nella parte di camposanto e william berger in quella del bounty killer meglio noto come il duca.


venerdì 18 aprile 2008

going nowhere

la vita meglio viverla. tutto sommato.
a questo si deve una certa latitanza su queste pagine, ma vi penso sempre.
tra le altre cose mi è capitato di andare al cinema: juno

esattamente quello che mi aspettavo, un indie movie che parte dall'idea della generazione x, la rivisita e l'aggiorna con i colori giusti, dialoghi credibili e una colonna sonora twee pop vs punk/grunge pressochè perfetta. si è già detto e letto tutto. aggiungo una mia considerazione: strettamente personale appunto.


continuo a guardare questi film cercando di riconoscermi nei protagonisti, salvo poi accorgermi mio malgrado, che il mio specchio è altrove e più precisamente nel personaggio interpretato da jason bateman, a ben guardare quello più negativo e perdente di tutta la faccenda. adulti che si rifiutano di crescere che si ostinano a strimpellare la chitarra, ad ascoltare punk'n'roll e continuano a godere con il gore più becero a là herschell gordon lewis (the king of splatter sexploitation). color me blood red.


siamo veramente così, proiettati nel futuro della rete, ma saldamente aggrappati al passato analogico. siamo il primo avamposto della cosiddetta generazione x. ricordo ancora perfettamente quando comprai quello strano volume, opera prima di quello che sarebbe stato l'autore feticcio dei blogger di mezzo mondo: douglas coupland. sono passati ormai 16anni. tutto è cambiato nulla è cambiato. siamo solo un po' più vecchi. siamo solo un po' più morti e continuiamo a vagare senza meta come devil's rejects.